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Il giorno della Memoria

Una foiba è una cavità carsica, solitamente di origine naturale (grotte), con ingresso a strapiombo. Le foibe sono diffuse soprattutto nella provincia di Trieste, nelle zone della Slovenia già parte della scomparsa regione Venezia Giulia nonché in molte zone dell'Istria e della Dalmazia.Attualmente sono un argomento studiato sotto il punto di vista storico, per essere state durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato dopoguerra, utilizzate dalla truppe titoiste per l'uccisione e conseguente occultamento di migliaia di italiani, durante la pulizia etnica anti-italiana avvenuta nella città di Trieste e nelle regioni nord orientali italiane (Istria).In questo contesto, sono genericamente indicate come foibe anche quelle che geologicamente non sono tali, come la foiba di Basovizza, che in realtà è un pozzo minerario.La parola "foiba" è una dialettizzazione del latino "fovea" che significa fossa.
Le foibe sono sempre state usate per occultare cadaveri in diversi periodi storici. Di rilievo il loro uso durante la prima guerra mondiale in sostituzione delle fosse comuni.Non risulta che le foibe siano mai state usate durante il periodo fascista (prima del 1940), per eliminare avversari politici, in particolare di nazionalità slovena o croata.Secondo alcuni autori le foibe forse furono adoprate dai fascisti: lo storico Raoul Pupo non esclude tale eventualità ma non la valuta validamente documentata.[1]L'uso delle foibe come occultamento di cadaveri da parte dei titoisti durante e alla fine della seconda guerra mondiale avvenne in due periodi.Il primo, successivo all'8 settembre 1943, cioè all'Armistizio tra Italia e Alleati, si svolse in Istria e Dalmazia e uccise alcune centinaia d'italiani. Rispetto agli episodi collegati alla foiba di Vines, il Maresciallo dei Vigili del Fuoco Arnaldo Harzarich, condusse dall'ottobre 1943 fino ai primi mesi del 1945 un'indagine, i cui risultati produssero un rapporto che testimoniava la presenza di 84 salme in questa foiba.Il secondo, successivo alla fine della guerra, si svolse principalmente a Trieste tra il 1° maggio e il 12 giugno 1945 e a Gorizia nello stesso periodo, con l'uccisione di diverse migliaia di persone, molte delle quali gettate vive nelle foibe. La "foiba" più conosciuta, anche perché nel 1992 è stata dichiarata monumento nazionale, è quella di Basovizza (a pochi chilometri da Trieste, una delle poche foibe rimaste in territorio italiano), sebbene si tratti a rigore di un pozzo artificiale. Questi baratri venivano usati per l'occultamento di cadaveri con tre scopi: vendicarsi di nemici personali, magari per ottenere un immediato beneficio patrimoniale; dominare e terrorizzare la popolazione italiana delle zone contese; eliminare gli oppositori politici e i cittadini italiani che si opponevano (o avrebbero poturo opporsi) alle politiche del Partito Comunista Jugoslavo di Tito. [2]Inoltre nel periodo in esame le foibe vennero usate anche come fosse comuni dei cadaveri di combattenti e talvolta anche dei morti per bombardamenti.Recentemente lo storico fiumano Antun Giron ha rintracciato un rapporto segreto proveniente dallo Stato indipendente di Croazia che ha pubblicato nella rivista "Vjesnik PAR" (N.37/1995). Questo documento scritto da Nikola Zic, all'epoca impiegato al Ministro degli Esteri croato, il 28 gennaio 1944 scrisse una relazione riguardo i fatti accaduti nell'Istria centrale tra il settembre e l'ottobre del 1943.La relazione, tradotta in italiano, recita le seguenti testuali parole: "All'inizio a nessun italiano è stato fatto nulla di male. I partigiani avevano diramato l'ordine che non doveva essere fatto del male a nessuno. Ma qualche giorno dopo lo scoppio della rivolta popolare alcuni corrieri a bordo di motociclette sidecar hanno portato la notizia che i fascisti di Albona avevano chiamato e fatto venire da Pola i tedeschi in loro aiuto e questi avevano aperto il fuoco contro i partigiani. Poco dopo si è saputo che i tedeschi erano stati chiamati in aiuto anche dai fascisti di Canfanaro, Sanvincenti e Parenzo, fornendogli informazione sui partigiani. Rispondendo alla chiama è subito arrivata a Savincenti una colonna tedesca. Tutte queste voci hanno creato una grande avversione verso i fascisti. Essi ci tradiranno! si sentiva dire dappertutto. Pertanto partigiani e contadini hanno cominciato ad arrestare e imprigionare i fascisti, ma senza alcuna intenzione di ucciderli. I partigiani decisero di fucilare soltanto alcuni, i peggiori, ma anche molti fra questi sono stati salvati grazie all'intervento dei contadini croati e ancor più dei sacerdoti."Si è storicamente appurato che per la liberazione di molte persone arrestate fu decisivo l'intervento del vescovo di Parenzo e Pola, Mons. Raffaele Radossi. Sempre dalla lettera di Zic si evince chiaramente che le carceri gestite dai partigiani istriani erano quelle di Albona, Pinguente e Pisino, sedi, oltrettutto, di processi dei tribunali del popolo verso i crimini fascisti.Sempre dalla lettera s'è appurato che i partigiani vennero a conoscenza, alcuni giorni dopo, dell'arrivo di nuovi reparti germanici richiamati dagli stessi fascisti che predicavano come nella sola Pisino vi fossero oltre 100.000 partigiani, mentre in realtà ce n'erano appena qualche centinaio. Nella paura che questi tedeschi liberassero i fascisti, i partigiani decisero di ucciderli. Si stimano circa 200 corpi gettati nelle foibe, mentre gli altri riuscirono a scappare raggiungendo Pola e Trieste.Il Comando tedesco ordinò di rastrellare l'Istria mandando alcune divisione SS corrazzate.Nelle dichiarazioni del gennaio 1944 rilasciate dal segretario del Partito fascista repubblicano e pubblicata dalla stampa della RSI dell'epoca, si stima che degl'insorti furono infoibati non più di 349 persone, delle quali in gran parte fasciste. Difatti, anche in relazione agli studi dello storico Antun Giron, le fucilazioni in gran parte avvenivano eseguite dopo interrogatori e processi sommari collettvi. I cadaveri fucilati venivano gettati nelle grotte carsiche o nelle vecchie cave delle miniere di bauxite.
Nel periodo di rinvenimento dei cadaveri da parte dei vigili del fuoco di Pola, le SS tedesche, appoggiate dai fascisti italiani, uccisero circa 3.000 persone, appicando fuoco a circa 1.000 case e derubando migliaia d'istriani, pochi dei quali rimasero vivi. Il Comando germanico, comunicando di aver portato a termine il grande rastrellamento, comunicò: "Sono stati contati i corpi di 3.700 banditi uccisi [...]. Altri 4.500 sono stati catturati, fra cui gruppi di soldati e ufficiali italiani." In quel periodo agenti dell'OZNA (la polizia segreta comunista jugoslava) fucilarono alcuni narodnjaci ("nazionaliszi") croati che avevano massacrato per vendetta alcuni italiani. Altrettanto una cinquantina d'italiani venne arrestata per decisione dei capi rivoluzionari italiani del luogo.
Numero di vittime
La vera discordia sulle foibe riguarda il numero di vittime del massacro. Non esiste una cifra ufficiale delle vittime: ogni stima potrebbe essere errata sia per eccesso sia per difetto. Quest'assoluta imprecisione dipende da molti fattori. In primo luogo, il governo iugoslavo non ha mai accettato di partecipare a inchieste per determinare il numero di decessi. D'altra parte per decenni il disinteresse è stato anche italiano, a causa delle controversie politiche che la questione poteva originare. A questi si è aggiunta la difficoltà oggettiva di recuperare i cadaveri da queste profondissime cavità naturali che hanno particolarissime configurazioni geologiche e la cui imboccatura spesso veniva demolita con l'esplosivo. Per gli storici italiani, che ovviamente son stati i primi e più attivi ricercatori, risulta impossibile stabilire la data dell'ultimo infoibamento essenzialmente per la mancanza di documenti che probabilmente neanche furono emanati dalle autorità jugoslave.
Le prime segnalazioni dell'uso delle foibe contro la popolazione italiana furono fatte dalla Wehrmacht nel 1943, dopo la ripresa del controllo del territorio istriano da parte della Germania nazista e la successiva incorporazione nel Terzo Reich. Le vittime furono quantificate in migliaia, ma ovviamente l'attendibilità storica dell'esercito nazista durante la guerra è discutibile. Tuttavia, a causa dell'impossibilità di effettuare altre investigazioni nel dopoguerra, questa fonte è rimasta a lungo l'unica ufficiale, oltre ovviamente i racconti di singoli testimoni.
Nel 2000, una Commissione storica italo-slovena, instaurata dai ministeri degli esteri dei due rispettivi paesi e composta sia da storici sloveni che italiani, ha esaminato i rapporti tra i due Paesi tra il 1880 e il 1956. Il rapporto non approfondisce l'argomento delle foibe, ma indica il numero di esecuzioni sommarie in "centinaia". Questo rapporto non discute delle foibe in territorio croato.
Lo storico Raoul Pupo indica in circa 5.000 il numero dei morti. Per il tenente colonnello inglese De Gaston, capo del Patriots Office (testimonianza riportata da Paolo Caccia Dominioni in Alpino alla Macchia) i soli infoibati furono circa 9.800, di cui oltre 4000 civili, donne e bambini compresi. Da un'indagine del Centro studi adriatici, diretto dall'ex fascista Luigi Papo, raccolta in un albo pubblicato nel 1989 le vittime complessive sono 10.137: 994 infoibate, 326 accertate ma non recuperate dalle profondità carsiche, 5.643 vittime presunte sulla base di segnalazioni locali o altre fonti, 3.174 morte nei campi di concentramento iugoslavi; una stima totale, sempre secondo tale centro di studi, è di circa 17.000 vittime, comprendendo i morti nei campi di concentramento e fucilati, che probabilmente furono poi occultati nelle foibe.
Lo storico Guido Rumici stima[3] invece il numero delle vittime in minimo 6.000, cifra che salirebbe però ad oltre 11.000 se si considerano anche tutti coloro che sono scomparsi nei campi di concentramento jugoslavi.
Gli scritti dell'allora sindaco di Trieste, Gianni Bartoli, nonché alcuni documenti inglesi riportano che molte migliaia di persone sono state gettate nelle foibe locali riferendosi alla sola città di Trieste e alle zone limitrofe, non includendo dunque il resto della Giulia, dell'Istria (dove si è registrata la maggioranza dei casi) e della Dalmazia. In possesso di queste informazioni il Governo De Gasperi nel maggio 1945 chiese ragione a Tito di 2.500 morti e 7.500 scomparsi nella Venezia Giulia. Tito confermò l'esistenza delle foibe come occultamento di cadaveri e il governo jugoslavo mai ha smentito. Sulla stessa tesi si pone Gianni Bisiach, che riporta circa 6.000 morti; secondo Bisiach però di alcune migliaia di soldati italiani deportati in Jugoslavia non si conosce la fine. Si deve considerare che sia nel caso del governo di De Gasperi, sia nel caso di Bisiach ci si riferisce solo a morti e dispersi di nazionalità italiana, comprendendo, oltre i semplici cittadini, anche fascisti, militi della RSI e partigiani. Nelle foibe però furono gettati anche ustascia, cetnici, soldati tedeschi, criminali semplici e chiunque fosse sospettato di osteggiare i comunisti jugoslavi.
Lo storico Mario Pacor afferma che nelle foibe istriane finiro 400-500 persone dopo l'armistizio, facendo riferimento ai documenti dei vigili del fuoco di Pola, nonchè 4.000 italiani furono deportati, dei quali molti furono uccisi dopo procedimenti sommari quindi forse infoibati successivamente. In un volume dell'Encilopedia Treccani, riguardo i motivi scatenanti le rappresaglie contro italiani, si segnala: l'assoluta mancanza di riflessione (in Italia) su ciò che rappresentò il fascismo in queste terre.
Attualmente, sulla base di dettagliati elenchi per le province di Gorizia e Trieste per il maggio-giugno 1945, di dati forniti dalle stesse autorità fasciste per l'autunno 1943 in Istria e di stime per l'Istria e la Dalmazia nel dopoguerra, il dato di morti accertate (per infoibamento, fucilazione oppure morte nei campi per prigionieri militari) riconducibili all'azione dell'esercito jugoslavo o di formazioni che con esso collaboravano (tra le quali si ricorda anche la banda Zoll, formata da reduci fascisti e criminali comuni, che, infiltratasi tra le file degli jugoslavi, si rese colpevole di alcune decine d'infoibamenti a Trieste. In seguito tale formazione fu scoperta e i suoi membri liquidati) va collocato nell'ordine di 2.000-2.500 unità, l'80% delle quali sarebbe stato composto da appartenenti a formazioni militari e a corpi armati italo-tedeschi, a varie milizie anticomuniste slovene, croate e serbe (domobranci, ustascia, cetnici), nonché da singoli civili accusati di spionaggio e collaborazionismo con le autorità nazifasciste.
Alcune di queste vittime sono restate impresse nella memoria comune dei cittadini per il loro eroismo e la tortura patìta: tra queste sono Norma Cossetto, don Francesco Bonifacio, le tre sorelle Radecchi o Radeki, famiglia croata, ossia Fosca Radecchi di 17 anni, Caterina Radecchi di 19 anni, Albina Radecchi di 21 anni che pure era in stato di gravidanza nonchè i politici Licurgo Olivi del Partito Socialista Italiano e Augusto Sverzutti del Partito d'Azione, che non si sa ancora quando fu ucciso e se il suo cadavere fu infoibato;[4]tra i politici furono pure uccisi i senatori fascisti Icilio Bacci e Riccardo Gigante che non si erano macchiati di crimini e dei quali non si trovarono i cadaveri: forse in anni recenti è stata individuata la foiba dove stanno i resti di Gigante ma risulta difficile il loro recupero. Norma Cossetto ha ricevuto il riconoscimento della medaglia d'oro al valor civile e per don Francesco Bonifacio è in corso il processo di beatificazione. Tra gli sloveni uccisi dai comunisti nella Venezia Giulia vanno ricordati: Ivo Bric di Montespino (Dornberk) nel Goriziano, antifascista cattolico ucciso con la famiglia il 2 luglio 1943, Vera Lesten di Merna, poetessa e antifascista cattolica, uccisa dai comunisti nel novembre del 1943, la famiglia Brecelj di Aidussina (il padre Anton, le figlie Marica e Angela e il figlio Martin) uccisa nel luglio del 1944. Tra i sacerdoti sloveni giuliani uccisi (e spesso infoibati) dai comunisti vanno ricordati: don Alojzij Obit del Collio (scomparso nel gennaio 1944), don Lado Pišcanc e don Ludvik Sluga di Circhina (uccisi con altri 13 parrochhiani sloveni nel febbraio del 1944), don Anton Pisk di Tolmino (scomparso e probbabilmente infoibato nell'ottobre 1944), don Filip Tercelj di Aidussina, sequestrato dalla polizia segreta il 7 gennaio 1946 e succesivamente scomparso, e don Izidor Zavadlav di Vertoiba, arrestato e fucilato il 15 settembre 1946. Un caso a parte rappresenta la sorte di Andrej Uršic di Caporetto, giornalista antifascista e anticomunista sloveno, ex membro del TIGR e co-fondatore dell'Unione Democratica Slovena in Italia, sequestrato dalla polizia segreta jugoslava nel 31 agosto del 1947, sottoposto a sevizie, probbabilmente ucciso nell'autunno del 1948, e il suo cadavere gettato in una delle foibe della Selva di Tarnova.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Foibe

Pubblicato il 10/2/2008 alle 9.53 nella rubrica Diario.

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